L’enigma del Missionario: recensione del thriller di Lufuluabo
L’enigma del Missionario di Jacques Oscar Lufuluabo: recensione
Una collana dalla provenienza misteriosa riporta il
commissario Massimo Nardi davanti a una persona che appartiene al suo passato.
Da quel momento prende forma un’indagine nella quale ogni risposta sembra
aprire una domanda ancora più inquietante.
L’enigma del Missionario di Jacques Oscar Lufuluabo è
il secondo volume della serie dedicata al commissario Nardi, dopo L’ombra
del castigo. Il romanzo può comunque essere affrontato come un caso
autonomo, anche se conoscere il precedente permette di comprendere meglio il
protagonista e il suo percorso.
La trama
Massimo Nardi riceve una collana appartenuta ad Angela
Brunetti, una donna scomparsa da tempo. L’oggetto lo conduce da Teresa
Graziani, ex poliziotta e sua vecchia collega, con la quale condivide ricordi
che entrambi avrebbero preferito lasciare sepolti.
Teresa ha alle spalle una storia dolorosa. La morte del
figlio, la fine del matrimonio, la lontananza dalla figlia Angela e la
dipendenza dal gioco hanno trasformato la sua vita in un equilibrio molto
fragile.
Quando viene informata che Angela si trova in ospedale in
fin di vita, Teresa decide di raggiungerla. La donna ricoverata, però, non è
sua figlia. Prima che possa fornire una spiegazione, viene uccisa e il caso
viene affidato proprio a Nardi.
Contemporaneamente, Roma viene sconvolta da alcuni omicidi
particolarmente violenti. L’assassino lascia sulle vittime una firma
riconoscibile: una croce tracciata con il sangue sulla fronte e un versetto
biblico nascosto all’interno dei corpi.
I giornalisti lo chiamano “il Missionario”. Nardi capisce
presto che quei delitti potrebbero essere collegati alla scomparsa di Angela e
che il killer sembra conoscere molto bene sia lui sia Teresa. L’indagine,
quindi, smette di essere soltanto professionale e diventa una sfida personale.
RECENSIONE
Un’indagine legata alle ferite dei protagonisti
La parte che ho trovato più interessante è il rapporto tra
il mistero criminale e il passato di Teresa. Il romanzo non la presenta come
una semplice ex collega chiamata ad aiutare il commissario. Teresa è una donna
ferita, piena di contraddizioni e costretta a convivere con le conseguenze
delle proprie scelte.
Non sempre è facile provare simpatia per lei. Alcuni errori
hanno avuto un peso enorme sulla sua famiglia e non possono essere cancellati.
Proprio per questo mi è sembrata un personaggio credibile: non cerca
scorciatoie per ottenere il perdono e non viene trasformata artificialmente in
una vittima innocente.
La distanza dalla figlia Angela rappresenta una delle ferite
più profonde. Teresa conosce poco della sua vita attuale e questa mancanza di
informazioni la rende ancora più vulnerabile. Il Missionario sfrutta tale
debolezza e sembra volerla obbligare a rivivere tutto quello che ha cercato
inutilmente di dimenticare.
Anche Nardi viene trascinato in una zona nella quale il
ruolo del poliziotto non basta più a proteggerlo. L’assassino conosce aspetti
del suo passato e gli invia segnali che sembrano rivolti direttamente a lui.
Più l’indagine procede, più il commissario comprende di non essere un semplice
osservatore del piano criminale.
Il Missionario, un assassino che vuole comunicare
Il soprannome del killer non è casuale. La croce di sangue e
i versetti biblici trasformano ogni omicidio in un messaggio da interpretare.
Il Missionario non vuole soltanto uccidere: vuole essere ascoltato, imporre la
propria visione e condurre Nardi lungo un percorso preparato in anticipo.
Ho apprezzato il modo in cui questa presenza viene
costruita. L’assassino rimane nell’ombra, ma non è mai davvero assente. Si
avverte continuamente la sensazione che stia osservando i protagonisti e che
conosca le loro mosse prima ancora che vengano compiute.
La tensione non nasce esclusivamente dalla violenza dei
delitti. A rendere inquietante il romanzo è soprattutto il dubbio: perché il
Missionario conosce Teresa? Che cosa vuole ottenere da Nardi? E quale legame
esiste tra le sue vittime e la scomparsa di Angela?
Sono domande che accompagnano la storia senza ricevere
risposte immediate. L’autore distribuisce gli indizi gradualmente e utilizza
anche piste capaci di spostare i sospetti. Alcuni particolari che inizialmente
sembrano marginali acquistano importanza soltanto in seguito.
Una struttura che richiede attenzione
La storia viene osservata da differenti punti di vista.
Seguiamo l’indagine di Nardi, entriamo nella vita tormentata di Teresa e ci
avviciniamo anche alla mente dell’assassino, senza che la sua identità venga
rivelata troppo presto.
Questa scelta permette di conoscere i protagonisti oltre il
loro ruolo nell’inchiesta, ma rende la trama piuttosto articolata. Non è un
libro da leggere distrattamente: bisogna ricordare i rapporti tra i personaggi
e prestare attenzione agli elementi disseminati nei diversi capitoli.
In alcuni momenti ho avvertito il peso delle numerose
diramazioni narrative. Chi preferisce gialli molto lineari potrebbe trovare
l’intreccio più complesso del necessario. Personalmente, però, ho considerato
questa densità coerente con il tipo di storia raccontata. Il piano del
Missionario funziona proprio perché unisce persone, episodi e colpe
apparentemente lontani.
Anche il ritmo non punta soltanto sull’azione. Ci sono
passaggi nei quali l’indagine rallenta per lasciare spazio al passato dei
personaggi. Per me non rappresentano un difetto, perché aiutano a capire perché
il killer riesca a colpirli così profondamente. Chi cerca esclusivamente
inseguimenti e continui colpi di scena potrebbe invece preferire una narrazione
più rapida.
Roma tra indagine e paura
Roma costituisce uno sfondo riconoscibile e concreto. La
città viene scossa dalla brutalità degli omicidi e dall’attenzione dei mezzi di
informazione, che contribuiscono a creare il personaggio pubblico del
Missionario.
Il contrasto tra la quotidianità urbana e la ritualità dei
delitti rende l’atmosfera ancora più cupa. Non ci troviamo in un luogo isolato,
lontano dal resto del mondo: il killer agisce in una grande città e trasforma
ogni nuova vittima in parte di uno spettacolo destinato a essere osservato.
Il mio parere su L’enigma del Missionario
Quello che mi ha convinto maggiormente è la componente umana
dell’indagine. Dietro la ricerca dell’assassino emergono una madre incapace di
liberarsi dal senso di colpa, una figlia scomparsa e un commissario costretto a
confrontarsi con avvenimenti che credeva ormai lontani.
Ho trovato interessante anche la figura del Missionario. La
simbologia religiosa avrebbe potuto ridursi a un espediente macabro, ma viene
inserita in un piano più ampio, legato alle motivazioni dell’assassino e al suo
bisogno di comunicare con Nardi.
La trama è ricca, oscura e costruita come un puzzle. Chiede
attenzione e in qualche passaggio potrebbe risultare fin troppo fitta, ma
riesce a mantenere vivo il desiderio di scoprire quale filo unisca i delitti
alla storia di Teresa.
Consiglio L’enigma del Missionario a chi apprezza i
thriller italiani con serial killer, indagini di polizia e protagonisti
imperfetti. È una lettura adatta soprattutto a chi non cerca soltanto
l’identità del colpevole, ma vuole entrare nelle ferite personali che hanno
dato origine all’intera vicenda.
Informazioni sull’autore
Jacques Oscar Lufuluabo è nato a Roma nel 1972. Si è specializzato come copywriter, ha lavorato nel settore del fumetto e ha collaborato con riviste e testate locali. Ha inoltre frequentato corsi di scrittura creativa e sceneggiatura televisiva presso la Scuola Omero.
Ha esordito nel 2008 con il racconto Una vita da guardare. In seguito si è dedicato soprattutto a gialli, thriller e noir, raccontando personaggi tormentati, segreti familiari e il lato più oscuro dell’animo umano.
Il suo primo romanzo, L’ombra del castigo, finalista al concorso ilmioesordio 2018, introduce il commissario Massimo Nardi. La serie prosegue con L’enigma del Missionario.
Disponibile su Amazon: L’enigmadel Missionario
Tra le altre opere dell’autore troviamo:
Un breve noir dedicato a un uomo disoccupato e prigioniero di una vita ormai senza prospettive.
Una raccolta di racconti introspettivi incentrati su solitudine, fallimento e fragilità umane.
Alcuni libri sono disponibili anche in inglese

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