Recensione L’inganno perfetto di Nicholas Searle
L’inganno perfetto di Nicholas Searle: quando la verità diventa la bugia migliore
Titolo: L’inganno perfetto
Autore: Nicholas Searle
Titolo originale: The Good Liar
Lingua originale: Inglese
Editore italiano: Rizzoli
Pagine: 368
Dietro ogni grande bugia si nasconde un segreto più oscuro. È una frase che descrive molto bene L’inganno perfetto, thriller di Nicholas Searle costruito intorno a identità, manipolazione e verità sepolte nel passato.
Al centro della storia c’è Roy Courtnay, un uomo ormai anziano che nella vita ha fatto della menzogna una vera professione. Roy è un truffatore esperto, abituato a studiare le persone, conquistarne la fiducia e sfruttarne le debolezze.
Quando attraverso un sito di incontri conosce Betty, una vedova benestante, pensa di avere davanti la vittima ideale per quello che potrebbe essere l’ultimo grande colpo della sua carriera. Il suo obiettivo è semplice: avvicinarsi a lei abbastanza da riuscire a impossessarsi dei suoi risparmi.
Ma quando un uomo ha trascorso tutta la vita mentendo, il problema diventa capire dove finisca l'invenzione e dove inizi la realtà.
Una truffa apparentemente semplice
All'inizio tutto sembra abbastanza chiaro.
Roy conosce Betty, conquista lentamente la sua fiducia e comincia a entrare nella sua vita. Lui sa esattamente cosa dire, come comportarsi e soprattutto quale immagine mostrare agli altri.
Betty, però, non è semplicemente una donna sola in cerca di compagnia.
Ed è qui che il romanzo comincia a diventare interessante.
Searle lascia continuamente piccoli dubbi lungo il percorso. Ci fa osservare Roy mentre prepara il suo piano, ma contemporaneamente ci suggerisce che forse non conosciamo davvero tutte le persone coinvolte.
Anche il nipote di Betty, Stephen, guarda Roy con sospetto e rappresenta un possibile ostacolo alla truffa.
Più la storia procede, più diventa evidente che il vero mistero non riguarda soltanto ciò che Roy vuole fare, ma soprattutto chi sia veramente Roy Courtnay.
Una storia che guarda continuamente al passato
Uno degli aspetti che ho trovato più interessanti è la struttura narrativa.
La vicenda non procede semplicemente dall'inizio alla fine. Il presente di Roy e Betty viene alternato a episodi del passato che attraversano diversi momenti della vita del protagonista.
Si torna indietro fino alla Germania degli anni Trenta e Quaranta e successivamente si attraversano vari periodi della storia britannica.
All'inizio alcuni di questi passaggi possono sembrare quasi indipendenti dalla trama principale. Continuando a leggere, però, diventano sempre più importanti.
Ogni episodio aggiunge un tassello.
Ogni personaggio incontrato nel passato contribuisce a spiegare qualcosa.
E soprattutto ogni nuova informazione costringe a rivedere quella precedente.
È proprio questo meccanismo che secondo me rappresenta uno dei punti di forza del romanzo.
La mia recensione di L’inganno perfetto
Quello che mi ha convinto maggiormente è il modo in cui Nicholas Searle costruisce Roy.
Non è il classico protagonista che si cerca immediatamente di amare o comprendere. È manipolatore, calcolatore e spesso decisamente sgradevole.
Eppure è difficile smettere di seguirlo.
Volevo capire fino a che punto fosse disposto a spingersi e soprattutto quante delle cose che raccontava fossero realmente vere.
Il romanzo gioca molto sulla fiducia del lettore.
Quando si legge un thriller siamo abituati a cercare indizi e anticipare il colpo di scena. Qui il problema è diverso: non sappiamo nemmeno se possiamo fidarci delle informazioni che abbiamo davanti.
Roy ha costruito la propria esistenza attraverso le bugie e questo rende automaticamente sospetto quasi tutto ciò che riguarda la sua vita.
Betty, dall'altra parte, è un personaggio molto più difficile da interpretare di quanto sembri nelle prime pagine.
Ed è proprio il rapporto tra questi due protagonisti a creare buona parte della tensione.
Non aspettatevi però un thriller fatto di inseguimenti, omicidi continui o azione frenetica.
La tensione nasce dalle conversazioni, dalle mezze verità, dai comportamenti apparentemente insignificanti e da quello che lentamente viene rivelato sul passato.
Un romanzo che richiede attenzione
La struttura temporale è probabilmente anche l'elemento che potrebbe dividere maggiormente i lettori.
Ci sono diversi salti nel passato e parecchi personaggi da ricordare. Non tutte le parti hanno lo stesso ritmo e in alcuni punti la storia rallenta volutamente per costruire il quadro completo.
Personalmente ho trovato che questa pazienza venga ripagata.
Quando i vari pezzi cominciano finalmente ad avvicinarsi, molti dettagli assumono un significato completamente diverso.
Ed è una delle cose che cerco in un thriller: arrivare alle ultime pagine e rendermi conto che alcuni indizi erano davanti ai miei occhi molto prima di quanto pensassi.
Searle non costruisce soltanto una truffa tra due personaggi. Costruisce, in un certo senso, una truffa anche ai danni del lettore.
E questa è probabilmente la caratteristica che ricordo maggiormente del libro.
A chi lo consiglio L’inganno perfetto
Lo consiglierei soprattutto a chi ama i thriller psicologici nei quali il passato dei personaggi ha un ruolo fondamentale.
Può piacere a chi cerca storie basate su segreti, identità nascoste, manipolazione e grandi menzogne piuttosto che sull'azione.
Se invece si preferiscono thriller molto veloci fin dalle prime pagine, potrebbe essere necessario avere un po' di pazienza con la parte centrale.
Per me vale la pena concedergliela.
Perché più si avvicina alla conclusione, più diventa evidente che la truffa con cui tutto è iniziato rappresenta soltanto una parte di qualcosa di molto più grande.
Dal libro al cinema
Dal romanzo è stato tratto nel 2019 il film L’inganno perfetto – The Good Liar, diretto da Bill Condon, con Ian McKellen nel ruolo di Roy e Helen Mirren in quello di Betty.
Se non conoscete ancora la storia, il mio consiglio è di leggere prima il romanzo.
Gran parte del piacere della lettura deriva infatti proprio dal cercare di capire chi stia ingannando chi.
Chi è Nicholas Searle
Nicholas Searle è cresciuto in Cornovaglia e ha studiato lingue a Bath e Göttingen. Prima di dedicarsi alla narrativa ha lavorato per molti anni come alto funzionario pubblico britannico.
The Good Liar, pubblicato in Italia come L’inganno perfetto, è il suo romanzo d'esordio.
Un debutto particolare perché Searle mette subito al centro alcuni elementi che caratterizzano bene la sua scrittura: identità ambigue, personaggi difficili da decifrare, passato e presente che si intrecciano e soprattutto il confine molto sottile tra ciò che raccontiamo agli altri e ciò che vogliamo nascondere.
In Italia Rizzoli ha pubblicato anche Il traditore nel 2020.
Con L’inganno perfetto, Searle dimostra soprattutto una cosa: per costruire un buon thriller non serve necessariamente nascondere un assassino.
A volte basta mettere due persone davanti allo stesso tavolo e lasciare che entrambe inizino a mentire.
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